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Oro, tra bene rifugio, volatilità e mercati finanziari

  • Immagine del redattore: Stefano Saldarelli
    Stefano Saldarelli
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Perché i movimenti di prezzo raccontano più la finanza che il metallo


L’oro non promette miracoli. Ed è proprio per questo che funziona da migliaia di anni.

Per anni l’oro è stato raccontato come qualcosa di semplice: un bene rifugio, stabile, quasi immobile. Poi, improvvisamente, ha iniziato a muoversi: a salire e scendere rapidamente, a essere “innovato” con la tokenizzazione e a essere confrontato con asset moderni. Qualcuno ha detto: “Non è più quello di una volta”.

La verità è un’altra:

l’oro è sempre stato così. Siamo noi che, a volte, lo guardiamo con aspettative sbagliate.

Oro tra bene rifugio, volatilità e mercati finanziari (fino alla speculazione)

L’oro è una materia prima ma può essere considerato anche una forma di valuta. Non nel senso moderno del termine ma come asset monetario e strumento di protezione del valore nel tempo. Questo significa che non è progettato per raddoppiare in pochi mesi o generare rendimenti rapidi. Significa invece che tende a difendere il potere d’acquisto, a reagire alle crisi sistemiche e a mantenere valore quando altri asset lo perdono.


Volatilità e mercati finanziari

Oggi gran parte dell’oro viene scambiato attraverso mercati finanziari globali, estremamente liquidi, nei quali il sottostante non è quasi mai il metallo fisico, ma strumenti finanziari legati all’oro.

ETF, ETC e prodotti derivati consentono di entrare e uscire dal “prezzo dell’oro” con estrema facilità, spesso con un semplice clic. Questa accessibilità ha aumentato la liquidità ma ha anche introdotto logiche di breve periodo e comportamenti speculativi che poco hanno a che fare con la funzione storica dell’oro come strumento di protezione del valore. Un prodotto finanziario legato all'oro ha logiche diametralmente opposte rispetto alla natura stessa del bene fisico.


Un esempio recente?


Muletto che trasporta lingotti d'oro in tutto il monto
Immagine generata con ChatGPT a scopo puramente illustrativo, a supporto dei contenuti testuali.

Febbraio 2026: il prezzo dell’oro supera i 150 euro al grammo per poi perdere, nel giro di poche sedute, quasi 30 euro. Non perché tonnellate di oro fisico siano state vendute e spostate da un luogo all’altro ma perché sono stati venduti, in poche ore, prodotti finanziari legati all’oro, come ETF ed ETC.

Se si trattasse di oro fisico reale non sarebbe possibile trasferire lingotti da un luogo all’altro nell’arco di una giornata o due con semplici clic e con effetti immediati su scala globale. Inoltre, anche nell’ipotesi in cui 100 tonnellate di oro fisico fossero vendute da una parte e immediatamente riacquistate da un’altra, il prezzo non oscillerebbe in modo significativo: la quantità di oro disponibile in un determinato lasso di tempo resterebbe sostanzialmente invariata; non è un prodotto di consumo ma un bene fisico che risente della scarsità. La bilancia generale non cambia; vendere significa che qualcuno compra e se qualcuno compra quel bene mantiene il suo valore di mercato.

Il prezzo reale dell’oro cambia principalmente quando il bene fisico scarseggia e la domanda supera in modo significativo l’offerta.

Banche Centrali e CBGA

In un’ipotesi remota, un altro scenario che potrebbe portare a un forte calo del prezzo dell’oro sarebbe legato alla vendita massiccia di ingenti quantità di metallo da parte di una o più Banche Centrali.

Il CBGA – Central Bank Gold Agreement, in vigore dal 1999 al 2019, nasceva proprio per evitare questo tipo di shock, imponendo limiti e coordinamento alle vendite ufficiali. Oggi l’accordo non è più in vigore e, teoricamente, questo scenario sarebbe possibile.

Ma la domanda da porsi è un’altra: perché il CBGA non è stato rinnovato?

La risposta è semplice: perché le Banche Centrali non vendono più oro; al contrario, lo acquistano in modo strutturale e continuativo perché lo considerano un porto sicuro, proprio perchè mantiene valore anche quando i mercati vacillano, diversifica le riserve nazionali e fornisce un cuscinetto contro eventi economici o geopolitici imprevedibili. Questo comportamento contribuisce, nel tempo, a sostenere il prezzo del metallo giallo.

In teoria, una singola Banca Centrale potrebbe anche decidere di vendere; forse anche una seconda ma, un’immissione improvvisa e significativa di tonnellate di oro fisico sul mercato innescherebbe una forte pressione ribassista, generando instabilità, perdite contabili e una crisi di fiducia a livello globale. Il problema non sarebbe l’oro in sé, ma la credibilità delle Banche Centrali coinvolte e, di riflesso, dei Paesi a esse collegati.

Ed è proprio per questo che tale scenario resta altamente improbabile: le Banche Centrali sanno che una vendita coordinata o imitativa danneggerebbe l’intero sistema, inclusi i loro stessi bilanci.

Ancora una volta, non è l’oro a essere fragile, ma l’equilibrio finanziario che lo circonda.

Il messaggio è chiaro: la volatilità recente non contraddice il ruolo storico dell’oro ma riflette le dinamiche dei mercati finanziari moderni, dove strumenti derivati e prodotti finanziari consentono movimenti rapidi senza coinvolgere fisicamente il metallo.

L'oro non promette miracoli ma resta una certezza, quando tutto intorno cambia.

Approfondimenti su: "Tra bene rifugio, volatilità e mercati finanziari"

ATTENZIONE:

Non sono un consulente finanziario. Il mio ruolo consiste nella promozione di soluzioni in oro fisico da investimento, pensate per essere equilibrate, sostenibili e personalizzate in base alle esigenze specifiche di ogni cliente, sia privato che aziendale. Questo contenuto riflette la mia esperienza e opinione personale. Non rappresenta in alcun modo una posizione ufficiale dell’azienda con la quale opero in veste di Promotore Oro Careisgold SpA. Ogni investimento comporta dei rischi. Sebbene l’oro sia considerato un bene rifugio per eccellenza e la sua natura tangibile ne faciliti lo scambio fisico rispetto ad altri strumenti, esso non è esente da oscillazioni di mercato. La sua liquidabilità è generalmente elevata, ma può variare in funzione del contesto economico, della forma dell’oro detenuto e delle condizioni di mercato.

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